Il primo progetto di nautica al servizio della natura.
Il problema
L’azione meccanica di ancore e catene delle imbarcazioni da diporto è una delle più importanti pressioni antropiche sugli habitat costieri: nelle aree più frequentate porta al deterioramento ecologico e alla perdita di habitat.
Nel Mediterraneo le praterie di Posidonia oceanica e le foreste di Cystoseira sono tra gli habitat più minacciati dagli ancoraggi: sostengono la biodiversità e le reti trofiche, e per questo sono protette dalla Direttiva Habitat europea e dalla Convenzione di Barcellona. Ma troppo spesso le misure di tutela esistono solo sulla carta.
La soluzione
Gli ormeggi tradizionali poggiano su “corpi morti” in cemento. Il progetto interviene su due fronti: bonificare l’esistente e sviluppare nuovi basamenti concepiti come substrati viventi — superfici naturalizzate con l’impianto di organismi marini strutturanti, dai rizomi di Posidonia ai giovani talli di Cystoseira coltivati da apici fertili — che attraggono le specie bentoniche e innescano la ricolonizzazione. Ogni ormeggio diventa un’oasi.
Recuperare i corpi morti in cemento già dislocati sui fondali e bonificare le aree di ormeggio: un risanamento che riduce l’impatto accumulato negli anni e restituisce spazio alla vita, per una nautica più ecosostenibile e rispettosa del mare.
Ispirandosi agli ambienti naturali, sviluppare basamenti innovativi — per forma, porosità, cavità e sporgenze — capaci di massimizzare la colonizzazione.
Protocolli di monitoraggio pluriennale secondo i framework europei, per valutare l’efficacia degli interventi e replicarli nel Mediterraneo.
Come lavoriamo
Insieme
Il progetto non ha confini: è pensato per essere replicato ovunque ci sia un campo ormeggio e la volontà di proteggere il mare. Chiunque può collaborare a rendere possibile la creazione di Oasi Marine.
La rete scientifica
Enti di ricerca, università, aree marine protette e realtà scientifiche del mare che hanno aderito al progetto Nautica e Natura.


Insieme faremo questo.
La rete del progetto
Un’iniziativa dedicata a tutte le strutture di ancoraggio posate nei fondali marini, sviluppata in dialogo con enti gestori di parchi e aree marine protette, istituti di ricerca, università e realtà scientifiche del mare.
Fotografie subacquee: Ivan Guala · Badalamenti