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Anemone di mare dai tentacoli verde-azzurri su fondale roccioso mediterraneo
Il progetto green · Oasi Marine

Nautica e Natura insieme
per la creazione di oasi marine
e la preservazione del loro habitat.

Il primo progetto di nautica al servizio della natura.

Il problema

Ogni ancora che cade
lascia una ferita.

L’azione meccanica di ancore e catene delle imbarcazioni da diporto è una delle più importanti pressioni antropiche sugli habitat costieri: nelle aree più frequentate porta al deterioramento ecologico e alla perdita di habitat.

Nel Mediterraneo le praterie di Posidonia oceanica e le foreste di Cystoseira sono tra gli habitat più minacciati dagli ancoraggi: sostengono la biodiversità e le reti trofiche, e per questo sono protette dalla Direttiva Habitat europea e dalla Convenzione di Barcellona. Ma troppo spesso le misure di tutela esistono solo sulla carta.

Prateria di Posidonia oceanica con frutti verdi tra le foglie, fotografia subacquea

La soluzione

Dai corpi morti ai corpi vivi.

Gli ormeggi tradizionali poggiano su “corpi morti” in cemento. Il progetto interviene su due fronti: bonificare l’esistente e sviluppare nuovi basamenti concepiti come substrati viventi — superfici naturalizzate con l’impianto di organismi marini strutturanti, dai rizomi di Posidonia ai giovani talli di Cystoseira coltivati da apici fertili — che attraggono le specie bentoniche e innescano la ricolonizzazione. Ogni ormeggio diventa un’oasi.

01 Bonificare l’esistente

Recuperare i corpi morti in cemento già dislocati sui fondali e bonificare le aree di ormeggio: un risanamento che riduce l’impatto accumulato negli anni e restituisce spazio alla vita, per una nautica più ecosostenibile e rispettosa del mare.

02 Progettare il nuovo

Ispirandosi agli ambienti naturali, sviluppare basamenti innovativi — per forma, porosità, cavità e sporgenze — capaci di massimizzare la colonizzazione.

03 Monitorare nel tempo

Protocolli di monitoraggio pluriennale secondo i framework europei, per valutare l’efficacia degli interventi e replicarli nel Mediterraneo.

Come lavoriamo

Scienza in mare, non sulla carta.

Survey ecologicoValutazione iniziale dello stato delle aree e delle biocenosi presenti, sito per sito
Raccolta non distruttivaRizomi e semi di Posidonia staccatisi naturalmente; apici fertili di Cystoseira coltivati in mesocosmi
ImpiantoTecniche di reimpianto sperimentate sui substrati degli ormeggi, sito-specifiche e specie-specifiche
Monitoraggio post-impiantoCampagne periodiche sullo stato ecologico degli habitat interessati
Pulizia dei fondaliAzioni nelle aree di stazionamento, anche con il coinvolgimento di volontari
SensibilizzazioneEducazione ambientale per i diportisti nei mesi di massima frequentazione
50Corpi vivi installati
12Mesi di attività
24Mesi di monitoraggio
3Operatori scientifici

Insieme

Ogni tratto di costa può
diventare un’Oasi Marina.

Il progetto non ha confini: è pensato per essere replicato ovunque ci sia un campo ormeggio e la volontà di proteggere il mare. Chiunque può collaborare a rendere possibile la creazione di Oasi Marine.

Parchi e Aree Marine ProtetteTutela degli habitat e governance delle aree
Marine e campi ormeggioOrmeggi che diventano oasi
Ricerca e universitàScienza, impianti e monitoraggio
Diportisti e associazioniComportamenti virtuosi e volontariato

La rete scientifica

Chi ha aderito al progetto.

Enti di ricerca, università, aree marine protette e realtà scientifiche del mare che hanno aderito al progetto Nautica e Natura.

CNR
Fondazione IMC
Costa Edutainment
Acquario di Genova
Parco Nazionale Arcipelago di La Maddalena
Università di Genova
Università di Trieste
Università di Sassari
Diventa partner del progetto →

Una fonte di vita
che richiama a sé altra vita.

Insieme faremo questo.

La rete del progetto

Con il patrocinio dell’Osservatorio
Nazionale Tutela Mare.

Un’iniziativa dedicata a tutte le strutture di ancoraggio posate nei fondali marini, sviluppata in dialogo con enti gestori di parchi e aree marine protette, istituti di ricerca, università e realtà scientifiche del mare.

Parliamo del progetto

Fotografie subacquee: Ivan Guala · Badalamenti